- 9 settimaneDalla valutazione all’audit superato
- 3Questionari cliente soddisfatti con evidenze
- −85%Clic su simulazioni di phishing mirato
La sfida
Uno studio legale internazionale, con sedi in più giurisdizioni, custodiva atti di cause riservate per clienti corporate che avevano iniziato a esigere garanzie di sicurezza contrattuali. Tre clienti chiave avevano annunciato un audit di sicurezza del fornitore, con diritto di verifica sulle misure a tutela dei dati di causa.
Il rischio non era teorico: i soci ricevevano tentativi di phishing mirato e messaggi BEC costruiti sui nomi delle controparti, con l’obiettivo di dirottare istruzioni di pagamento e sottrarre documenti coperti da segreto professionale. Un singolo errore avrebbe potuto compromettere un mandato e la reputazione dello studio.
Il mio approccio
Ho mappato dove risiedevano i dati di causa e chi vi accedeva, poi rafforzato i controlli essenziali: autenticazione a più fattori resistente al phishing, segmentazione dei fascicoli per mandato e cifratura a riposo e in transito. La classificazione delle informazioni è stata allineata agli obblighi di segreto professionale.
Per phishing e BEC ho combinato controlli tecnici — autenticazione della posta, regole anti-impersonificazione, verifica out-of-band delle istruzioni di pagamento — con simulazioni mirate e formazione breve rivolta a soci e assistenti, la fascia più esposta.
Infine ho preparato lo studio all’audit: un fascicolo di evidenze mappato sulle domande ricorrenti dei clienti, così che le richieste dei tre committenti fossero soddisfatte con documentazione verificabile anziché con rassicurazioni. L’audit è stato superato senza rilievi bloccanti.

